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venerdì 13 luglio 2012

La domenica dal Baba

Rieccoci di nuovo nella mistica India!
E orgogliosamente vi presentiamo il nostro mistico documentario sul Baba...
Purtroppo l'audio nella parte dell'intervista è un po' scarso (però si sente benissimo un bel rutto fuori campo!), ma vi consigliamo di alzare il volume al massimo per comprendere appieno cosa significa essere un Baba. Lui sta lì con il suo Bob di sfondo, prega, si fa i cylotti, accoglie chiunque a cuore aperto e offre pillole di saggezza che è una bellezza. 
Qualcuno potrebbe affermare che trattasi invero di un gran fancazzista d'arancio vestito, però qui in India riveste una funzione sociale pari al nostro psicologo: tutti qui, anche i colletti bianchi che lavorano in banca, nel weekend possono passare dal Baba per chiedergli consigli e rigenerarsi tra le sue accoglienti amorevoli braccia. Risultato assicurato! 
Per lui i suoi "students" sono davvero molto importanti: come non manca mai di ricordarci con grandi abbracci, "You are my family!"
Il momento della Puja (rito) serale poi è davvero pregno di mistico raccoglimento: se ti lasci andare senza giudicare la situazione surreale di star lì a pregare un fuoco sacro e degli dei a cui evidentemente non credi, puoi essere coinvolto mente e corpo nella sacralità del momento: tutto in quell'attimo magico è permeato di intima serietà esistenziale.
Ultima nota: i Baba fumano charas come offerta a Shiva (chiamali stupidi...!), ma non tutti indulgono in codesto vizietto, e anche il nostro si mostra contento quando gli dici che hai smesso, però certo che sorride con ancora più gusto quando gli chiedi di metter su un altro cylum fumante...



mercoledì 14 marzo 2012

Jaisalmer, la città d’oro del Rajastan

Rieccoci a raccontare trascorsi resoconti…


Jaisalmer è una fortezza dorata, panciuta e merlettata che sorge dal deserto senza soluzione di continuità, un enorme castello di sabbia che ha vissuto molte importanti battaglie, l’ultima delle quali tra Pakistan e India negli anni ’60.
Da sempre crocevia di popoli in marcia fra il medio e l’oriente, in posizione strategica sulla via dei cammelli, ha sviluppato uno stile arabeggiante e sofisticato, e il centro storico è tutto un fiorire di meravigliosi bassorilievi. 


un tempio Jainista all'interno della fortezza
Oggi i cammelli vengono usati per lo più per trasportare ignari turisti fra quattro dune e la monnezza (sconsigliamo vivamente a tutti di spendere soldi per il giro nel deserto) e la fortezza sta cedendo sotto i colpi del sovraffollamento (come consiglia la cara Loonely Planet è buona cosa scegliere un hotel fuori dalle mura), ma la città è ancora bellissima, magica e affascinante.




Tra un tramonto dorato e l’altro noi siamo anche capitati a fumare cylum da un Baba (e come te sbagli)… Possiamo così mostrarvi il cylum più grande che abbiamo mai visto, ormai venerato come una reliquia e con un glorioso passato tutto da scoprire: la leggenda vuole che il Baba che vedete nella foto riuscisse a fumarlo tutto d’un colpo, con il suo bel chilo di charas dentro (era davvero un santo…!)




Michele invece con un paio di tiri di un normalissimo cylum è finito così:



 Un'altra italiana era passata dal Baba prima di noi... ma forse anche lei ha fumato un po' troppo...!

giovedì 15 dicembre 2011

Da Renuka (Himachal Pradesh) a Chandigarh (Haryana)


Lasciamo affamati il bel laghetto (scoprendo che 2 km più in là c’era un paesino con tutto il necessario per cucinare, ma vuoi mettere due giorni di vita ascetica sul mistico specchio d’acqua?!) e ci dirigiamo felici ancora una volta su e giù per i monti dell’India.





Mentre fotografiamo questa coloratissima casa (con a fianco l’immancabile AmbujaCement, che a quanto pare sta costruendo case in tutto il subcontinente), i ragazzi affacciati al balcone ci chiedono cosa stiamo facendo, ed alla nostra risposta: “cerchiamo un posto per mettere la tenda”, ribattono che possiamo piantarla lì, sopra il garage (nonché fra quei bellissimi cerchi multicolor). Dopo qualche imbarazzo a distanza (loro non scendono, noi non saliamo), alla fine ci propongono di dormire sopra con loro e già che ci siamo mangiamo tutti insieme, tra le loro scuse di non saper cucinare così bene perché vivono da soli e le mogli son lontane… a noi comunque sembra davvero tutto squisito (forse non abbiamo ancora accennato all’incredibile bontà dell’Indian food, sempre e comunque sorprendentemente delizioso?!).
I due ragazzi sono maestri elementari, così il giorno dopo ci invitano a conoscere i loro piccoli studenti. 


mentre ci dirigiamo verso la scuola Michele si trova a pedalare fra due alberi che si trovano a camminare...

Assistiamo così alla lunga cerimonia di apertura delle lezioni, guidata dai tre alunni più grandi e disciplinati, in cui tutti i bambini messi belli ordinati cantano all’unisono chissà cosa (probabilmente  versi delle sacre scritture Indù) e si producono in coordinate movenze fra il militare e lo yogico.
 

Dopodichè, tutti in classe buonibuoni ad aspettare circa un’ora che i maestri  prendano in tutta calma il chai mattutino: le lezioni dovrebbero iniziare alle 10 e 45, ma qui vige l’abbondante mezz’ora accademica…
In questo frangente facciamo un’interessante conversazione con il maestro di Indi, che per ben due volte ci chiede guardingo: “But how can you be emotionally satisfyed?”; la prima, quando affermiamo di non credere in Dio (una  frase che crea parecchie espressioni sconvolte, decisamente più qui che in Iran) e la seconda quando spieghiamo che in Italia non vige più la famiglia allargata e che quindi i nostri nonni vivono da soli (facendoci amaramente riflettere su uno dei problemi sociali più complessi della nostra società individualista e post femminista).

La notte stessa montiamo la tenda vicino a delle casette da cui la mattina fuoriesce una mandria di altri ragazzini pronti per la scuola; mentre aspettano il pullmino ci assalgono, e una di loro in evidente delirio Bollywood ci chiede addirittura l’autografo! Dopodichè è il turno delle molteplici foto-con-chitarra (se non si capisse, il ragazzino in basso a destra è il più sveglio e intraprendente di tutti):


Un’altra felicissima (e non programmata) sosta ci attende subito dopo aver superato il ponte del fiume Giri Ganga, quando un ragazzo cicciottello ci ferma per offrirci un chai. Scopriamo così che lì sotto sulla riva del fiume  abita un altro Baba, e dopo il cylum di rito decidiamo di fermarci anche la notte (nonché sia solo mezzogiorno, che scarsi..!).

il Baba alternato al dio Hanuman (il dio scimmia)

Comunque la sosta non è passata senza lasciare il segno: Michele ha imparato a tagliare la legna e la sera abbiamo mangiato le prime chapati fatte con le nostre mani, certo non proprio tonde e ben stese ma con il gusto intenso dell’impegno del principiante!


uno scorcio della casetta del Baba, con in primo piano il sacro fuoco ed il forcone di Shiva


lunedì 12 dicembre 2011

Renuka, il lago degli Ashram nell’HimachalPradesh


Dopo una bella pedalata in discesa fra giungle e foreste, siamo arrivati al lago più grande dell’Himachal Pradesh, ovvero: una bella pozza d’acqua che si trova sia nella giungla, sia parecchio al di sotto delle nostre aspettative (AH! le aspettative!)… Comunque stiamo parlando del luogo sacro dove migliaia di anni fa nacque il dio Renuka, ed infatti la mistica atmosfera di pace, meditazione e silenzio ci ha fatto rimanere due notti invece di una (ok, eravamo anche parecchio stanchi...).



 
Per una manciata di giorni ci siamo persi il popolatissimo Renuka Mela che attira ogni anno migliaia di indiani pellegrini; eravamo solo noi, gli sparuti abitanti dei due Ashram e i simpatici venditori delle bancarelle di zuccherini e immagini sacre.
Altro nei paraggi non v’era: soprattutto incombeva minacciosa la mancanza di un bel ristorantino, e così ci siamo dovuti allineare agli ascetici orari di alimentazione dei suddetti  Ashram, il cui cibo è sempre davvero squisito ma mai davvero abbastanza (per altro i cylum che giravano allegramente  sia tra i bancarellari che tra i mistici abitanti non erano certo d’aiuto nell’attesa!).






Solo due eventi sono riusciti a scuotere la mistico-sorniona atmosfera del lago (facendoci dimenticare per qualche frangente la fame): la fragorosa e prorompente cerimonia serale, un fiume in piena di martellanti tamburi e campane che ci ha travolto fra le colonne del tempio facendoci cadere in uno stato di trance (il giorno dopo, sentendola in lontananza, sembrava proprio un festone trance con musica di qualità!); l'altro intrattenimento era causato dalle rapaci scimmie predatrici, che ogni tanto a sorpresa facevano velocissime incursioniversogli zuccherini delle bancarelle, riuscendo immancabilmente a fregarsi qualche pacchetto e dando un bel tocco di suspence alla situazione…



Un abitante ed uno scorcio dell'Ashram, il tutto con un'aria 
vagamente rinascimentale!


 Michele aiuta nell'arduo compito di lavare enormi pentole seduti per terra...


qui potete ammirare: le ferree regole dell'ashram, la lignea stanza 
dove abbiam dormito ed il barbuto Baba che ci ha ospitato!

venerdì 2 dicembre 2011

TWENTYFOUR HOURS FULL PAWA!


Proprio quando stavamo pensando di lasciare Rishikesh ci siamo imbattuti in Baba Shangar Giri.
I Baba sono dei santoni asceti che scelgono di vivere nella natura e nella castità per votarsi interamente alla preghiera. Quelli seri vivono davvero di poco, ma una gran parte si arricchisce con le donazioni dei fedeli che certo in India non mancano (ma il nostro Baba è un puro, almeno così ci è sembrato).
Ci trovavamo sulle rive del Gange, quando un Rastafari con turbante ci ha offerto un chai nella sua splendida e naturalissima casa-tenda, costruita attorno al dio fuoco, a cui non si deve MAI mancare di rispetto (Michele l’ha subito compreso quando ha cercato di buttarci dentro un fazzoletto usato e il Baba – parole sue – è diventato CRAZY!).
Senza troppe parole, ma con il suo esempio vivente, ci ha trasmesso tantissimo e molte cose in noi sono diventate più chiare; la felicità non dipende dagli oggetti o dal denaro (e questo, già lo sapevamo), ma soprattutto è possibile (anzi, facilissimo!) vivere semplicemente, nella natura, lasciando aperta la porta a chiunque (specie quando la porta non c’è…) con amore e senza giudicare.
Insomma, quando torniamo in Italia, ce ne andiamo a vivere nella capanna pure noi!!!

 ecco dove ci trovavamo quando è apparso il Baba...

...ed ecco il Baba full pawa con i suoi nuovi studenti

uno scorcio della sua fissa dimora

giochi di fuochi sul Gange notturno

Michele dona il latte alla Madre Ganga

Oltre alla saggezza, all’amore e all’ottima charas, ciò che ci ha fatto restare con lui ben 5 giorni è stato il cibo sopraffino, un’esplosione di gusto che non avevamo mai provato (e tutto senza carne né alcool!), come dire: il nettare degli dei!