domenica 27 maggio 2012

Sudore animale!

Arieccoci a raccontare di coccodrilli e rinoceronti (mancavano soltanto i 2 leocorni).
Tutta questa natura incontrastata l'abbiamo incontrata a Chitwan , il parco nazionale più grande e antico del Nepal, in cui fra il resto si riescono a sudare ben 10 litri al dì.


parecchi insettoni rossi su tutto il circondario


posa di scimmia dall'alto dei rami


attenzione al rinoceronte (attimi di panico, ci stava quasi per caricare...
comunque se mai vi capitasse ricordatevi di correre a zig zag, parola di guida)


vari uccelli, brutti e belli


finiamo in bellezza con una doccia davvero all'altezza!


notizie utili: siamo tornati a Katmandu. Domani possiamo finalmente richiedere il visto indiano, il quale dovrebbe miracolosamente arrivare in una breve settimana burocratica... stavolta però ce ne andiamo ad attendere il corso degli eventi sui monti, che fa più fresco.

ciaoattutti!

lunedì 21 maggio 2012

Una sperimentazione sensazionale


Vorremmo condividere con voi i risultati di una sperimentazione di un ricercatore indiano di cui siamo giunti a conoscenza e che ci sembra sia molto importante diffondere.
Questo ricercatore, attraverso una scrupolosa e difficile sperimentazione empirica volta ad osservare le più sottili sensazioni corporee, ha compreso come realmente funziona l’interazione mente – corpo, riconoscendo al ruolo della sensazione il valore che ancora nessun altro le aveva conferito.
Attraverso questa particolare sperimentazione sembra infatti evidente che la sensazione abbia un’importanza fondamentale nell’influenzare le nostre azioni e le nostre decisioni.
La ricerca ha portato alla luce il seguente processo psico-fisico: gli stimoli sensoriali esterni vengono percepiti e riconosciuti dall’individuo, il quale li giudica (consciamente o inconsciamente) positivi o negativi a seconda che siano a favore o contro la sua integrità psico-fisica; questo giudizio genera una sensazione fisica di craving (“lo voglio lo voglio lo voglio!”) o di avversione (“no no no!”) di cui nella quasi totalità dei casi non ci accorgiamo, ma che il nostro inconscio comunque registra; ed è proprio questo il punto rivoluzionario della scoperta: noi non proviamo attaccamento o repulsione solo per gli oggetti del mondo esterno, ma anche per la sensazione che dagli oggetti è stata stimolata. Un esempio evidente di questo meccanismo è quello della dipendenza dalle droghe: non si è dipendenti dalla sostanza in sé, ma dalla sensazione piacevole che determina, e si ricerca la droga per la sensazione di dolorosa tensione che si prova nel momento di astinenza.
C’è nel nostro sistema nervoso una parte recondita ed ancestrale, che funziona ancora come quando eravamo delle amebe fluttuanti nel brodo primordiale, senza occhi né orecchie, e che quindi “ragiona” semplicemente attraverso gli stimoli tattilo-sensoriali trasmessi dal corpo. Quindi vedo l’oggetto, lo giudico inconsciamente, mi parte una sensazione e solo dopo quest’ultima agisco consciamente.
Esempio pratico: sto girando per strada e vedo una borsetta di Luis-Vuitton; mi piace molto, e così inizio a provare una sottile sensazione di craving, una tensione fisica crescente che può essere messa a tacere solamente con l’acquisto della borsetta.
Ovviamente c’è anche una parte conscia: io so che la borsetta mi piace, ma è la sensazione piacevole di quando l’ho comprata che mi fa stare bene, piuttosto che la borsetta; tant’è che prima o poi dovrò comprare qualcos’altro per provare questa stessa sensazione di appagamento.
Sembrerebbe che non ci sia una via d’uscita, ma non è così: a pensarci bene, non esistono sensazioni inconsce! la sensazione, per sua stessa natura e definizione, è qualcosa di sensibile, ovvero percepibile. Ed infatti, il nostro ricercatore ha messo a punto un efficace metodo pratico per venire a capo di questa brutta faccenda e non essere più preda di qualcosa che non sappiamo neanche riconoscere.
Il metodo ottiene contemporaneamente due risultati: da un lato allena la mente a riconoscere le sensazioni, raffinando notevolmente la sensibilità corporea; dall’altro, attraverso lo sperimentare direttamente che tutte le sensazioni – se si lasciano scorrere senza intervenire - prima o poi terminano, “insegna” al corpo a non provare attaccamento o avversione per esse.
A proposito, il ricercatore in questione si chiama Gautama Siddharta, ai più noto come il Buddha; queste cose le ha scoperte 2500 anni fa, chiudendo gli occhi e mettendosi a osservare le sue sensazioni sotto un albero, e il metodo si chiama meditazione vipassana.

Noi l’abbiamo provato sulla nostra pelle (letteralmente), e possiamo testimoniare che ha dei risultati pratici evidenti e sensazionali. Non è una meditazione come le altre, non si sta lì a recitare mantra per entrare in contatto con qualche dio o con l’universo; non c’è immaginazione di sorta, ma solo osservazione equanime delle proprie sensazioni (ovvero distaccata, non giudicante: non si pensa “ questo dolore è negativo”, ma semplicemente “questo dolore c’è, va da qui a lì, ed è fatto così”).  Ciò che da subito dopo il corso abbiamo sperimentato è un maggior equilibrio psico-fisico e una più grande lucidità di pensiero e azione data dalla maggiore presenza mentale. Ma non pensate che tutto ciò renda più insensibili o passivi, anzi è proprio il contrario! Meno energie si sprecano a seguire i capricci della mente, a giudicare le sensazioni, ad essere preda di cose senza importanza che vanno e vengono, più si vive veramente, per ciò che veramente conta.
Adesso non è che siamo illuminati, la strada è lunga e impervia, ma per lo meno possiamo assicurarvi che, quando torneremo e vi attaccheremo una pippa infinita sulla vipassana, i vostri insulti non ci tangeranno minimamente, ma anzi riceveranno in tutta risposta un bel sorriso equanime…





lunedì 7 maggio 2012

Poli-Presciuttini alla conquista dell'Himalaya

Ecco qui i nostri prodi che salgono per raggiungere le vette 
e scendono (dopo cinque intensi giorni di trekking) 
per raggiungere la pastasciutta...


uno dei tanti ponti stile Indiana Jones (ma con bellissime 
bandierine buddiste alquanto rassicuranti)
che abbiamo dovuto attraversare


ecco le piccole ma poetiche stupe di montagna ed una tipica casa d'alta quota


ed eccoci arrivati ai grandi laghi sacri di Gosaikunda, a 4380 m!


la montagna in tutta la sua maestosa severità


questo è il punto più alto che abbiamo raggiunto, circa 4700 metri...



...e a questa altezza non poteva che sopraggiungere la temibile Acute Mountain Sickness
(qui vediamo i due fratelli Presciuttini in fase di mal di testa - intorpidimento - 
leggera nausea - forse è meglio scendere). 
La vita sopra i 4000 è davvero dura: semmai riesci a non farti venire 
il mal di testa, stai sicuro che comunque la notte non potrai dormire senza svegliarti almeno 
una decina di volte (anche se la camminata del giorno precedente ti ha tagliato le gambe)



ecco uno degli sfarzosissimi rifugi in cui abbiamo cercato invano di dormire




Davide cerca conforto dall'acute mountain sickness pregando 
il Buddha che gli dia la forza...



ma la vista delle vette più alte del mondo ripaga ogni sforzo... 
questo qui è il Langtang



nella lunga discesa a valle abbiamo incontrato un paesino
in cui tutto il paesino (ovvero anche donne e bambini) stava costruendo la nuova scuola



dopo cinque giorni di vita spartana senza acqua corrente, lenzuola pulite, 
servizi igenici decenti, una doccia calda, per non ricordare l'acure mountain sickness,
Luca ha iniziato a dare segni di cedimento strutturale...




Nel frattempo siamo tornati a Katmandu, Luca è finalmente tornato nell'italica civiltà, mentre Davide è qui che dorme, ma domani saluteremo anche lui, poichè iniziamo la Vipassana; ciò vuol dire che ci chiudiamo in un ashram per 10 lunghi giorni nei quali non faremo altro che meditare, poco mangiare e niente parlare...  
ci sentiamo ad illuminazione avvenuta!






giovedì 3 maggio 2012

Pascolando per il Nepal...

...ecco cosa puoi incontrare...


l'armoniosa pace della campagna




l'albero dove è nato il principe Siddartha, poi divenuto Buddha, a Lumbini.



qui si dovrebbe scorgere l'Annapurna, ma noi abbiamo visto solo questo bel fiore di barche.




con questo scatto vogliamo condividere con tutti voi la grande emozione 
di essere passati nel primo Distretto del Nepal in cui non si caga più all'aperto...




in questo paesino c'è stato uno scambio di saperi medici tra Michele 
e uno sciamano del posto, che ha fatto il suo rito soffiante e pregante 
sulla pancia di Emilia (che in quei giorni aveva una leggera diarrea).




il gigante Emilia posa vicino ai piccoli tessitori nepalesi, 
che oltre a rifarle il guardaroba ci hanno anche ospitato per due giorni.

 


questi bambini hanno sicuramente contribuito a distruggere la bici arancio 
(che abbiamo poi venduto a Katmandu).




qui potete ammirare ciò che succede da nove mesi ogniqualvolta ci apprestiamo a cucinare
(ma anche quando mettiamo a posto le bici, montiamo la tenda, etc...): una folla di persone
attonita ci circonda. Questo è uno degli aspetti che non ci mancherà di sicuro di questo viaggio: 
non vediamo l'ora di tornare a passare inosservati!




qui in Nepal non ci si carica i pesi sulla testa come in India, ma si usa questo metodo 
spacca-collo che duole solo a guardarlo...




immagini piccole, a volte minuscole, si trovano un po' dappertutto 
e rendono tutto più bello!




quello fra le nuvole è davvero un ottomila metri, 
e quelle in primo piano sono davvero delle palme!




lui è Bibeck, un piccolo nepalese dalle grandi potenzialità; 
la sua bellissima famiglia ci ha accolto per due giorni nella loro casetta sul fiume,
offrendoci grande ospitalità e laute cene senza accettare denaro in cambio.
Qui sotto un piccolo video del super energetico fratellino...